Dott.ssa Serena Caramella
Psicologa
Dott.ssa Valentina Milanesi
Psicologa
Un rifugio dentro di me
Di Anne Booth, illustrato da David Litchfield. Editore Sassi Junior
Un albo prezioso per grandi e piccini che trae ispirazione dalle parole di Etty Hillesum, una giovane donna morta nel campo di concentramento di Auschwitz e divenuta figura emblematica di confronto con il dolore, superamento dell’odio, ricerca esistenziale e indagine spirituale.
“Date al dolore tutto lo spazio e il rifugio dentro di voi che si merita, perché se ciascuno sopporterà il dolore con onestà e coraggio, la pena che ora affligge il mondo si attenuerà. Ma se, invece, riserverete lo spazio all’odio e alla vendetta – da cui nascerà nuovo dolore – allora la pena, in questo mondo, non cesserà mai. Se avrete dato al dolore lo spazio che esso richiede, allora potrete veramente affermare: com’è bella e ricca la vita.”
Dare spazio alla tristezza…
“Tristezza è venuta a trovarmi e così ho deciso di crearle un rifugio.
Sarà accogliente in cui si sentirà la benvenuta…”
Il racconto inizia così, con l’incontro tra la Tristezza e il bambino. Capita a tutti, grandi e piccoli, di ricevere talvolta una visita della tristezza, anche in un periodo di festeggiamenti come quello che ci apprestiamo a vivere. Arriva per motivi diversi, a volte molto drammatici come un lutto o una perdita importante, altre volte per eventi di portata più limitata, che però spengono l’entusiasmo, ci tolgono le energie e ci portano a ripiegarci un po’ su noi stessi, a guardarci dentro. La reazione è spesso quella di ignorarla oppure di tentare di scacciarla immediatamente, perché è percepita come emozione spiacevole e classificata come negativa. A volte è davvero difficile accettare la sua presenza. Eppure, la tristezza ha una funzione fondamentale per la nostra esistenza. È un’emozione primaria legata all’altro e alla sua assenza: ci permette di trovare vicinanza e supporto dalle persone significative, di attivarci e cercare una soluzione quando sentiamo la mancanza di qualcosa o qualcuno. Al tempo stesso ci porta anche a desiderare la solitudine per stare un po’ con noi stessi e riflettere.
Il bambino nel racconto non teme la Tristezza, non la rifiuta, non cerca di scacciarla. Al tempo stesso, non le concede il controllo della propria esistenza: le riconosce l’importanza che merita, la accoglie e decide di costruirle un rifugio. Cos’è un rifugio? Un luogo che offre riparo e protezione contro insidie o pericoli, un luogo dove ci si sente al sicuro. Anche la Tristezza, emozione preziosa, ha bisogno di questo spazio accogliente dove esprimersi liberamente e sentirsi protetta. “Dove potrà rimanere, perché è giusto così”. A volte i contatti con lei saranno frequenti, altre volte si diraderanno. “Ma andrà bene lo stesso”. Il bambino potrà andarla a trovare quando ne avrà bisogno, quando lei lo chiamerà. Altre volte sarà la Tristezza ad uscire dal suo rifugio e a prenderlo per mano. E guarderanno il mondo e scopriranno “quanto è meraviglioso. Insieme”.
…Per vivere la vita in pienezza
Un invito ad accettare e vivere in pienezza anche la Tristezza nella sua spiacevolezza, a contattarla tutte le volte che è necessario per scoprirne il significato e il messaggio che vuole comunicare. Come ogni emozione, può regalarci doni meravigliosi e aiutarci a vedere il mondo con occhi nuovi, ad apprezzare la bellezza della vita e i suoi doni.
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